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Comincio ad utilizzare questo strumento sempre più di rado, coinvolta anch’io in quello che è il mondo dei messaggi brevi. Tutto veloce, poco spazio per riflettere, pensare e ragionare.
Nonostante l’assenza sempre più evidente, sono stati mesi di grandi pensieri e ripensamenti. Sarebbe conveniente dare l’imput di “elaborare messaggi brevi” al proprio cervello, ma neanche minimamente realizzabile.
Quello che prima era un luogo di ritrovo per ogni tipo di condivisione dall’anima ragionata, ora è diventato un luogo esclusivo di pensieri vomitati qua e là in maniera sconnessa.

Mi coinvolgo sempre in qualche progetto impossibile, bizzarro o quantomeno discutibile.  Mi aiuta a vivere meglio, e mi rende progressivamente la vita un vero e proprio inferno. Il tutto visto dall’esterno, mostra soltanto una solitaria inerzia, ma tranquilla, silenziosa, talmente tanto da non lasciare adito al minimo dubbio di un’esistenza serena e fancazzista quel tanto che basta alla normalità presunta per definirsi tale.

Ho alcuni progetti a lungo termine da completare, e alcuni da lasciare in sospeso per darmi l’illusione di poter ricominciare da capo. Il conflitto è sempre più combattuto, ma lasciare che le porte si chiudano è un pensiero troppo devastante per permettere che accada. Non è il momento. Almeno questa è la mia spiegazione.

Oggi ho chiuso tutto. Mi sforzo di tenere chiuso tutto. Voglio un mio momento, che non risolverà nulla, ma lo pretendo da me stessa.

Ho avuto paura. Paura di non avere una percezione esatta del mio essere. Come se tutto quello che avessi visto finora non corrispondesse alla realtà. Stupita dalla straordinaria capacità deformante della mente.

Sarà un momento breve, una consapevolezza destinata a sfumare, viva quel piccolo attimo che basta a conservare il dubbio che “non dovrebbe essere così che funziona”.

E domani sarà tutto come ieri.

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