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Ci sono cose che fanno altamente incazzare innervosire. Troppe direte voi. Ecco, benissimo. Ora ve ne citerò giusto una delle tante che dovrebbe invitare ad una riflessione piuttosto seria e ponderata.

Muore ieri uno-che-faceva-gare-di-corsa-in-motocicletta, tale Simoncelli. Mi scuso per la definizione e mi scuso per l’ignoranza in merito all’argomento, ma sinceramente non seguo questo sport. Ciò non pregiudica in alcun modo la mia opinione in merito e quello che leggerete, quindi tranquilli, l’obiettività e il discernimento sono salvi. Tornando a noi: messaggi di cordoglio, Italia tutta in lutto che piange un grande campione. Ci può stare, per carità. Sta di fatto che costui riesce ad ottenere una copertura mediatica di portata esponenziale e qui viene il bello (?).

Terremoto in Turchia. Centinaia di vittime. Gente sepolta sotto le macerie. Scenari apocalittici. Stesso giorno, pressappoco stessi momenti. Paradossalmente la notizia passa in secondo piano per far spazio all’EROE defunto. Sì, avete letto proprio bene. Qualcuno l’ha chiamato eroe. E qui parte la riflessione doverosa sul concetto di valori nella vita che evidentemente molti, troppi di noi hanno perso strada facendo.

Parliamo di sofferenza, parliamo di dolore, vi va? Dopotutto siete in modalità commemorativa, tanto vale approfittarne, no? Parliamo dello svegliarsi in piena notte e non fare in tempo a scendere dal proprio letto perchè i muri della propria casa si sono ridotti in polvere e ci hanno soffocati. Parliamo del rimanere prigionieri sotto una trave che ci ha schiacciato una gamba o un braccio e rimanere a pregare che qualcuno senta le nostre urla. E poi la casa, la casa. Quell’unico luogo sicuro, il posto dove rifugiarsi quando il mondo ci ride in faccia, il luogo dove riposarsi dopo una lunga giornata. Il nostro posto. Il nostro punto di riferimento che ci abbandona o addirittura ci uccide.

E parliamo di eroi, sì, mi sembra doveroso citare la definizione di eroe:

“L’eroe, nell’era moderna, è il protagonista di uno straordinario e generoso atto di coraggio, che comporti o possa comportare il consapevole sacrificio di se stesso, allo scopo di proteggere il bene altrui o comune.”

Ora, non vogliatemene, ma mi oppongo all’idea che un pischello che corre in moto possa essersi più o meno sacrificato con le sue azioni per l’interesse comune. Per carità, una morte è sempre un dispiacere, ma vediamo di evitare le bestemmie. E citiamo alcuni esempi di eroi veri, che muoiono nell’adempimento del proprio dovere, come i vigili del fuoco che danno la loro vita per salvare altre vite umane da ogni tipo di calamità: parlo dei terremoti come di esplosioni, incendi e quant’altro. Mi vengono in mente quelli intervenuti dopo il terremoto dell’Aquila, essendo la vicenda che mi ha colpita più da vicino, ma penso anche a quelli sacrificatisi in occasione dell’attentato terroristico dell’undici Settembre a New York. E potrei citarne molti altri. Tanti eroi inconsapevoli di esserlo e proprio per questo degni di essere definiti tali.

Si è parlato di coraggio. Beh, il coraggio di correre in moto a velocità inumana non è esattamente incluso nella definizione di eroe. In questo caso, direi che si parla di scelte. Discutibili quanto vogliamo, ma pur sempre scelte. Ecco, una cosa imparatela dal Sig. Simoncelli: scegliete di fare esattamente quello che vi pare e vi rende felici senza timori di non essere accettati dagli altri. Non conformatevi alla massa, fate quello che davvero vi interessa, fregandovene altamente del giudizio altrui, pronti ad accettarne i pro e i contro, esattamente come lui, che è stato senz’altro felice di essere morto per ciò che amava di più.

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