Chiesa, verginità e disorientamento

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Prendo spunto da un’opinione che ho espresso nel blog che la cara Elena scrive con le sue amiche che ha reso perplessa la mia consorella Kiry, cattolica praticante.

Nel mio commento definisco il cattolicesimo come religione divenuta appannaggio di ignoranti e fanatici, poco incline a rendersi compatibile con la vita quotidiana delle persone "normali".
Una delle tante imposizioni dottrinali impraticabili perchè contrastanti con la libertà di giudizio e di comportamento, a mio parere, è quella secondo la quale la donna va indotta a conservarsi vergine fino al matrimonio. Tale concetto era di risoluzione praticabile nell’epoca in cui la donna viveva sotto la tutela della famiglia di origine che ne decideva e organizzava il matrimonio per fini economici e patrimoniali, ma a tutt’oggi il matrimonio, nella maggioranza dei casi, ha un valore puramente sentimentale e personale, quindi l’attuazione di questo concetto diventa obsoleta. O no? Che valore avrebbe al giorno d’oggi, se non quello di perpetrare, tra le altre cose, un concetto maschilista in stile "voglio il giocattolo che non ha toccato nessuno"?
Sono certamente d’accordo con la sfumatura di pensiero che considera il sesso una scelta consapevole da non mettere in atto "così per fare", ma il concetto di castità nudo e crudo, anche nella versione "è il mio regalo per lui" mi fa gelare il sangue nelle vene. Per non parlare della "paura che non sia quello giusto". E quando lo capisci che è quello giusto? Quando firma una carta? La paura va vinta a prescindere, in base al sentimento, alla fiducia e al rispetto. La delimitazione di un confine basato sulle convenzioni, come può essere l’atto di sposarsi, può sembrare una sicurezza, ma in realtà non offre la benchè minima garanzia che "sia quello giusto". Non vedo quindi altri motivi per portare avanti una simile teoria, che mi sembra anacronistica a dir poco. Ecco quindi che chi continua a sostenerla o è rimasto indietro con il tempo o ha motivazioni che non riesco a spiegarmi in un contesto sociale odierno.
Senza contare che tali affermazioni contribuiscono, a mio parere incommensurabilmente, ad allontanare sempre più i giovani dall’istituzione Chiesa. Di conseguenza, la fede propriamente intesa diventa fatto personale quando resiste al distacco dall’istituzione. In caso contrario sussiste la perdita di valori religiosi e l’abbandono di un punto di riferimento che forse gioverebbe alla gente, spesse volte disorientata e vittima dei santoni di turno e di ideologie di dubbia provenienza.

Perdoniamo coloro che nonsannoquellochedicono (?)

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Benvenuti ad una nuova ed entusiasmante puntata di “La lingua italiana in giro per il mondo”. Quest’oggi presentiamo la newsletter di un negozio che annuncia la creazione di un nuovo coordinato dal quantomeno “bizzarro nome”. Leggete qua:

[12:37]  aDIVA Couture Finest Clothing For Ladies: Good Evening..
Sunday, 27 Dec 2009 20:25:45 GMT

Ladies!
Hope your sunday is great! I added another casual to my collection today which is called “aDIVA Couture Cazzi”. Cazzi contains: leather pants in usual & bootcut, collar, sculpted belt, wrist cuff  R&L, sculpted Jacket, Jacket in different layers to wear with or without sculpt, socks, a satin ripped shirt as well as some glasses. Today i added an extra shirt to that pack so you get two different ones, cause i could not decide which one i like most. Have a good time all, take care, yours,  Anne ^-^

Che dire, tanti bei cazzi anche per te, Anne. Have a good time.

 

 

Tempo di pensare – Cos’è la famiglia?

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Siamo sicuri che manca solo una settimana al Natale??
Tempo di propositi, buone azioni, blablabla. No. Parliamo di cose serie.

Proprio ieri riflettevo sul significato di famiglia. Sì beh si parla tanto di famiglia unita, dolci, balocchi ed abbracci, mi è sembrato doveroso rivolgere un pensiero a questo argomento. Io, personalmente, posso dire di non conoscere il significato della parola “famiglia”. No, non parlo di un significato semantico, parlo del senso delle cose, di quel calore affettivo e quella presenza costante nel bene e nel male che ci “raccontano” sia emblema e sinonimo di famiglia. Cos’è per te la famiglia? Mai avuto niente del genere. Beninteso, non si parla di chi ha colpa e di chi non ne ha, mi soffermo soltanto ad una semplice analisi dei fatti senza necessariamente scendere nel patetico “ohpoveramecherrragazzatrisssshhte”. Non sono triste, semplicemente ignoro. La mia non è mai stata una famiglia. Da che io abbia ricordi, mi viene in mente solo mia madre, unica e sola figura con la quale intravolare un confronto o una qualsiasi discussione è sempre stata impresa da non poco, dato che non ha mai avuto nessuno che la affiancasse nelle scelte inerenti all’educazione della prole e via dicendo. Ecco, diciamo che non c’è mai stata democrazia a casa mia. L’altra, figura ben distinta, ma non inclusa in un nucleo, è altra storia, un-non-so-che di indefinito che mi rammento qua e là come la traccia di un disco che continua a singhiozzare e che non riesci bene ad ascoltare. E da lì tutti, una serie di figure, ognuna con la propria identità senza mai appartenere ad un nucleo unico. La mia mente si trova spiazzata davanti a chi agisce come nucleo, non capisce, è confusa, non sa.
Non avendo fratelli o sorelle ho maturato la mia introversione e selettività in maniera piuttosto vistosa, concentrando il mio personale universo unicamente sulle mie forze, i miei pareri e il mio punto di vista. Abituata a pensare troppo e a parlare troppo spesso con me stessa, divento estremamente esigente nei confronti del mio prossimo. E anche decisamente lunatica. Mi basto finchè non mi accorgo di sbagliare a bastarmi troppo.

I miei pareri e i miei punti di vista con gli anni sono cambiati, non cerco più il bianco e nero e non sono più in bianco e nero. Vedo davanti a me una distesa infinita di sfumature grigie di cui sono parte integrante. Mi sento figlia del mio tempo e mi sento pienamente in sintonia col grigio, tanto da non scagliare più pietre o maturare sentimenti odiosi verso chicchessia. Tante cose si fanno senza premeditazione, si segue la propria natura, si cerca di ferire il meno possibile. A volte ci si riesce, altre no. Dipende. Non che ci sia una misura o un giudizio netto. L’immensa variante di sfumature grigie porta ad un giudizio semplicistico. La gente ha ansia di incasellarti in questa o quella categoria per una banale inclinazione naturale che porta ad identificare il bene ed il male attraverso alcuni codici culturali e comportamentali. Ecco perchè l’apparenza è importante. Per essere liberi di essere quel che si vuole senza sentire il peso di un giudizio che non ci appartiene.
Mi sento libera. Libera di sbagliare, di andare avanti finchè dura, di essere felice pur non essendo un esempio da emulare. Nessuno lo è. Sì, prendetevi più di un modello, un pò di qua e un pò di là. E poi siate voi stessi. Ecco il mio augurio.

Ascensore per l’inferno

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Condividere.
Talvolta non è affatto semplice. Molto più spesso non se ne sente l’esigenza. O ci si vergogna. O ancora chissenefrega.
Il mio è un periodo di non-condivisione. Non riesco a riflettere su me stessa, nè tantomeno sugli altri. Penso, ma condivido con me stessa. E per intervalli di tempo estremamente brevi rispetto alla "mia" norma.
Succedono cose che sfuggono al proprio controllo, cose da cui, volenti o nolenti, si viene irrimediabilmente inghiottiti. E non si può spiegarne la ragione. Specie se scopri che la "tua" ragione è andata a farsi benedire dall’irrazionale. Agiamo per istinto, Ci facciamo cullare dalla corrente senza opporre resistenza. Ci sentiamo parte di un tutto senza pensiero critico e que sera, sera.
Io, priva di pensiero critico. Tutto quello che ho pensato è chiuso in una scatola che non apro più da tempo.
Fasi transitorie. Tante. Potrei fare un lungo elenco di gente conosciuta, dimenticata, particolari impressi nella mente, spezzoni di frasi, parole preziose pronunciate da chi non ricordo più.
Entriamo l’uno nella vita dell’altro lasciando una scia, una traccia impressa indelebilmente, tralasciando il superfluo. Tralasciando i nomi, i volti, gli odori, i colori. Solo frasi, sensazioni.
Non mi conosco. Mi evito. L’unica cosa che voglio ora è lasciarmi cullare. Completamente immersa nel mio distratto nulla. Non ho voglia. Di nuotare.

Parlerò e parleremo dell’irrazionale. Prossima riapertura di corsettistrappati.splinder.com. Stay tuned.

Incontro con l’autore

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Offro il mio timido contributo alla realizzazione del talento di giovani autori della realtà italiana, conscia delle difficoltà in cui tutti noi incorriamo, dovute alla scelta personale del non voler percorrere una via lastricata da umiliante ovvietà.
(Talvolta alcuni esseri umani preferiscono non svendere sè stessi agli "scandalosi" salotti del popolino, prediligendo la cura dell’amor proprio. Strano ma vero.)
Inizio questo mio percorso con Antonio Contoli, giovane autore impegnato a esplorare le sfaccettature dell’intelletto attraverso la musica e la letteratura. Buona lettura.

1)
Prima scrittore, poi cantautore. C’è "un’anima" che
prevale di più o sono solo forme di espressione che hanno la stessa
origine?

Sono
soltanto delle differenti forme di espressione, come giustamente hai
suggerito tu stessa, dettate dalla stessa istanza di comunicare, di
esprimere appunto un sentimento, di condividerlo con gli altri. Personalmente
prediligo la scrittura, senza alcuna distinzione tra poesia e prosa.Mi
sono sempre sentito più a mio agio nello scrivere parole, piuttosto
che note; presumibilmente perché mi reputo piuttosto carente nei
confronti della tecnica musicale e questo non mi permette di
esprimere compiutamente le mie emozioni.

2)
Hai un modello in particolare a cui ti ispiri? Parlacene e spiegaci in che modo ha influenzato
il tuo modo di scrivere e fare musica.

Non
sono uno che legge molto.. anzi, a dire il vero, quasi mai mi capita
di intraprendere la lettura di un libro; al contrario sono un assiduo
consumatore di musica, spaziando all’interno di più generi (dalla
classica all’heavy metal).Questa
premessa da sola dovrebbe esser sufficiente a spiegare il motivo per
cui i miei punti di riferimento, anche per quanto concerne la
scrittura, sono da ricercarsi all’interno di una certa corrente di
rock-psichedelico anni ’70, come Syd Barrett, Jim Morrison o Lou
Reed.

3)
Cosa ne pensi del panorama musicale italiano? Nello specifico: chi
ascolti e chi non riesci proprio ad ascoltare?

Come
ti dicevo ascolto molti generi, pertanto mi risulta difficile
scegliere una rosa ristretta di “preferiti”; inoltre la scelta di
ascoltare un cd piuttosto che un altro dipende molto dal periodo e
dallo stato mentale in cui mi trovo.C’è
solo un artista che da tempo immemorabile continua ad accompagnare i
miei viaggi e con cui di tanto in tanto sento il bisogno di
confrontarmi ancora; risponde al nome di Fabrizio De Andrè.

4)
Qualcosa che vorresti dire ma nessuno penserebbe mai di chiederti?

Ti
rispondo con il brano di una mia canzone, che tra l’altro dà il
titolo al mio prossimo libro (in uscita tra settembre/ottobre pv, a
cura dell’editore “Il Filo”).

…non
ho mai vissuto un istante da ricordare senza rimpianti, amare od
odiare…”

(Pensieri e Frammenti, 1996)

Riferimenti web dell’autore:

+


Second Life: non ne esci. E se ne esci, non ti va per niente di uscirne.

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All’indomani della calamità naturale che ha colpito una zona vicinissima a quella in cui vivo, sfiorandoci (mi) le raffinatissime KiApPe, si sente il necessario bisogno di distrazione. Specie se sei a casa a rigirare i pollici. Forzatamente. Essì, distinguiamo: volontariamente è un conto, forzatamente è un altro. Completamente un altro. Ed è così che fa capolino la Seconda Vita, che in questa specifica versione perde in aridità e manomortismo e si tramuta in qualcosa di simil-tangibile che ti inghiottisce in un tornado di fancazzismo laborioso. Sempre a proposito di calamità. E sempre se sai parlare inglese. Si cammina, si lavora, si spende, si chiacchiera, nessuno che ti chiede fammivedereunafotodadovediGGiti. Ci sono sempre i tristoni che guardano al cucco di un avatar fatto di pixel, ma non è un elemento ossessivo. E di solito sono quelli che non sanno parlare inglese e quindi non hanno trovato un lavoro.
Nei primi momenti di smarrimento, quelli in cui ti limiti a vestire la pupazza e a farla passeggiare qua e là, cominci a scoprire che ci sono locali, negozi, case e tu sei fantasticamente a secco di quattrini. Pure qua. Ed è così che cerchi lavoro, Sìì, anche qua. Solo che il lavoro è più divertente e si trova più facilmente. Te lo dice una che in meno di un mese è stata modella per la Chic Boutique e attualmente balla al Charitable Bliss Club e al Razzys, nonchè è hostess al Perri’s Xanadu. Quest’ultimo lo preferisco, la paga è migliore e si balla musica anni 70-80. Ah, sono in ballo anche per un posto di coniglietta al Playboy Club. Vi tengo aggiornati.

Ditemi che è uno scherzo.

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Appena comunicato l’esito del sopralluogo nei locali di Palazzo Camponeschi, sede della nostra Facoltà: il palazzo è crollato. E così, dopo il crollo della sede del Dipartimento di Storia e Metodologie comparate a Via Roma, del Centro Linguistico in Via Assergi, delle aule di Palazzo Carli e di Palazzo Carli nella sua interezza, la nostra Facoltà non dispone di alcun locale agibile.

Titoli di coda

 

Dobbiamo scrivere un nuovo film.

 

In diretta dalla IRC Chat

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Sì, quella che si apre in automatico quando accendi eMule. Se ha altri metodi o funziona su altri supporti non ne ho idea. Ma vabbè. Tra le tante generalitànomecognomeannimeladaiono appare costui:

[19:26] girovago: 😐

[19:27] io 😐

[19:27] io: dica

[19:27] girovago: sà l’ora.scusi?

[19:28] io: guardi in basso a destra sul suo computer 😐

[19:29] girovago: appunto x quello lo kiedo…è da rimetetre

[19:29] io: ah non va in automatico? 😐

[19:29] io: mi sa che le conviene cambiare computer ‘_’

[19:30] girovago: ok.mi ànno risposto da altra fonte.la ringrazio lo stesso.buona sera

[19:30] io: a lei, buon proseguimento ‘_’

 

Senza il mio consenso

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E’ quasi mezzanotte e dovrei andare a letto, dopotutto domani mi aspetta una lunga giornata. Ma ripetutamente mi soffermo a pensare che in ‘sto virtuale l’intelligenza non è proprio di casa. Certe volte mi viene da pensare che forse sono io a non sapermi esprimere correttamente in italiano. No, davvero.
Mi sono alquanto seccata di avere a che fare con certe boriose e spocchiose adolescenti con voglia di rivalsa sulla loro insulsa, emarginata e compassionata esistenza,  nonchè presunzione profusa che sanno tutto loro e poi non hanno capito un cazzo. Ragionamenti talmente illogici e campati in aria che chiamarli "ragionamenti" è già un insulto per l’umanità. Francamente antipatiche e stupidamente irritanti.
Sono sempre tentata di reagire, ma non voglio pormi ad un livello inutile e frustrante. Ogni volta che porgo l’altra guancia ci spero sempre un pò. Di non imbattermi nuovamente in qualche stronza idiozia. Come dire. La speranza è l’ultima a morire, ma sotto sotto ho già capito che ha dato le dimissioni da un pezzo.

Sentitamente, upgrade your brain please.